Annalinda Maso

Sito d’arte

Annalinda Maso è una pittrice di Castelnuovo di Porto (RM) che lavora in uno studio ricavato da un’ex cantina con grotta nel cuore del borgo medievale. Le sue opere nascono di getto, ispirate dalla solitudine, dalla quotidianità e dalla natura che la circonda. Tra espressionismo e simbolismo, al confine tra figurativo e astratto, la sua pittura trasforma la realtà in un equilibrio di colori, ritmo e visione interiore.

NOLI ME TANGERE

COMMENTO DELLA SERIE DI DIPINTI AD ACQUERELLO SU CARTA 2023-2025

Il ciclo pittorico “Noli me tangere” esplora il delicato confine tra il visibile e l’invisibile, tra ciò che può essere toccato e ciò che resta oltre la soglia della materia. L’artista sceglie l’acquerello — tecnica fragile, mobile, inafferrabile — per dare forma a un dialogo intimo e drammatico tra due entità: una presenza concreta, quasi corporea, e una figura evanescente, spirituale, che appare e svanisce nello stesso istante.

Il titolo, tratto dal Vangelo di Giovanni, significa letteralmente “Non mi toccare”, ma può anche essere inteso come “Non trattenermi”. Questo doppio significato si riflette nel linguaggio visivo dell’opera: il gesto teso a toccare viene interrotto, le figure si sfiorano senza mai fondersi, si cercano attraverso veli di colore, stratificazioni traslucide e contorni che si dissolvono.

La pittura si muove sulla soglia tra astrazione e figurazione, evocando forme che non si offrono mai completamente allo sguardo: volti che si sfaldano, corpi che emergono appena da un campo cromatico inquieto, segnali di un contatto negato o solo desiderato. Il distacco non è freddezza, ma tensione; non rifiuto, ma necessità di separazione per preservare una dimensione altra, superiore, dell’incontro.

Nel rincorrersi delle due presenze — una che cerca di trattenere, l’altra che sfugge pur desiderando il contatto — si gioca l’intero senso del ciclo: un invito a interrogarsi su cosa significhi davvero toccare l’altro, quando il corpo non basta più a esprimere l’amore, la fede o il dolore.

Così, “Noli me tangere” diventa una meditazione visiva sulla distanza come spazio di rivelazione, sull’assenza come forma suprema di presenza, e sull’invisibile come vero luogo dell’incontro.